Messina, il terremoto non si è mai arrestato e si chiama indifferenza

 

« Dobbiamo confiscare i beni ai mafiosi e la politica ai politicanti[…] Non esiste il compromesso, la politica è il bene comune. Il vero problema non è la rottura del tubo, ma il dissesto idrogeologico. Già ha causato la tragedia di Giampilieri.  Si deve investire sulla prevenzione». Così il sindaco di Messina si difende dagli attacchi e dalle provocazioni che la stampa gli sferra da ormai più di una settimana. Renato Accorinti denuncia il fatto che, per catturare l’attenzione delle istituzioni nazionali, è necessario che “ci scappi il morto”. Perché la sicurezza precauzionale fa meno notizia.

 

Messina non è una città facile da gestire, parola di messinese espatriata. Troppa erba secca da falciare e per estirparla ci vuole tempo. E non poco. Vorrei riportare qui la testimonianza di una mia cara amica, che condivido pienamente:
 
«Non capisco proprio come ci possa essere gente che faccia della stupida ironia su questa situazione tragica, avvilente ed imbarazzante. Io perlomeno non ci riesco. E non venitemi a dire che si tratta di "sdrammatizzare la situazione" perché qui proprio non c'è niente da sdrammatizzare, ma bisogna guardare in faccia la realtà. Tutto questo è vergognoso. 
Siamo tutti responsabili di questo abbrutimento: chi è in politica e chi è un semplice cittadino, chi è fuori e chi vive in città. 
Qui c'è una situazione di degrado totale. E come sempre siamo isolani ed isolati. 
Qui non è il 2015.»
 
 
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