Se lo smart working è una questione di fiducia

Il limbo professionale

smart-workingIl lavoro flessibile, o smart working, è uno degli obiettivi di ogni lavoratore da quando siamo entrati nell’era digitale. Avere la possibilità di gestire tempo e risorse in maniera indipendente aiuta certamente ad avere un migliore work life balance.

Tuttavia è come se il mondo professionale si trovasse in una specie di limbo, una fase di passaggio dove da un lato persistono le vecchie logiche e, nello stesso tempo, sarebbe ora di sfruttare davvero le possibilità offerte dal mondo del web.

Lavorare quando si vuole in pigiama e pantofole, che sia alle sei di mattina o alle due di notte, ad esempio. E magari, tra un grafico e l’altro, andare in palestra o fare una lavatrice.

Quanto si vuole lo smart working?

millenial-lavoroStamattina ho letto un interessante articolo di Adam Henderson, consulente lavorativo per i millenials e speaker in diversi interventi TEDX.

Henderson metteva in evidenza come in numerosi sondaggi sia emerso che il 92% dei ragazzi di oggi vorrebbe avere possibilità di lavorare da casa mentre un buon 66% afferma di preferire comunque  il lavoro in ufficio.

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La sua posizione, dopo attenta analisi, si poteva riassumere con una semplice frase: in medio stat virtus (posizione che condivido). Lavorare esclusivamente da casa non solo ti espone a innumerevoli fonti di distrazione (e allo svuotamento del frigorifero) ma credo che il semplice fatto di compiere uno spostamento dalla stanza al posto di lavoro regali un approccio mentale al lavoro diverso.

Gufo o allodola?

lavorare-notteUn ulteriore aspetto da considerare è che non tutti sono performanti negli stessi tempi e negli stessi modi. Soprattutto nei lavori creativi la maggioranza delle persone appartiene alla categoria gufi, preferendo cominciare a lavorare nelle ore pomeridiane o serali dal momento che raggiunge solo in quella fascia il massimo di energia e concentrazione.

Oppure ci sono i veri e propri animali notturni, che producono molto più velocemente dall’una di notte alle sei del mattino. O ancora chi preferisce svegliarsi alle cinque così da aver già concluso la sua giornata lavorativa all'ora di pranzo (le cosiddette allodole).

In uno scenario digitale dove i pensieri creativi mandano avanti il business, è fondamentale che ciascuno abbia possibilità di gestire il proprio tempo per massimizzare il risultato.

Dunque l’ideale è una via intermedia: magari fare incontri di lavoro in giorni prestabiliti, in cui ciascuno deve trovarsi in ufficio. In quei momenti vengono definiti gli obiettivi della settimana che ciascuno può portare avanti nei modi e nei  tempi che meglio crede.

Ecco l'azienda italiana dove si lavora come in Silicon Valley 

Cosa non va?

marissa-mayerDi fronte a questo scenario win to win, così ovvio e vantaggioso per tutti, in realtà sono ancora molto poche le aziende digitali che si muovono su questo fronte. Perché? Niente di tutto questo può accadere senza riporre il massimo della fiducia nei propri impiegati.

Marissa Mayer, CEO di Yahoo, ha eliminato tutte le forme di smart working perché non crede che i suoi dipendenti, nel calduccio delle loro quattro mura, lavorino in maniera adeguata.

Qual è il risultato di questa mancanza di fiducia? Che i vantaggi dello smart working implodono su loro stessi.

Infatti il pregiudizio sul fatto che il lavoro da casa equivalga a prendersi un giorno libero porta a lavorare addirittura più ore di quelle che si passano effettivamente in ufficio.

Insomma, prima di fare il salto di qualità si deve mettere in gioco un elemento tanto classico quanto fondamentale: la fiducia nella propria squadra e nel fatto che, indipendentemente da quante ore, dal dove e dal quando, riusciranno a portare avanti i loro compiti.

Sennò, dice Henderson, se non si riesce ad essere sicuri che ciascun dipendente faccia il proprio lavoro …perché assumere?

irene-caltabiano

 

di Irene Caltabiano

 


 

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