A(r)miamoci e partiamo! Vite corazzate

Un. Due. Tre. Fante, cavallo e re!

Questa vita è una guerra. Tutti i giorni una lotta. Ogni mattina arcieri, scudieri, spadaccini, artiglieri, fanti, cavalli e cavalieri si armano e partono, ciascuno per il suo fronte.  Agghindate con proprie uniformi e stemmi araldici che ne decantano il valore, le truppe avanzano nella marcia quotidiana. In guardia! Fatti sotto o fatti avanti! Quello che dico potrà sembravi alquanto anacronistico e poco sensato. Dove voglio arrivare? Insomma sembra che devi difenderti dalla vita tutto il tempo? Con immunità emotiva, uomini e donne di ferro si sfidano e si affrontano su diversi campi di battaglia, scevri da qualsiasi timore e sentimento. Quante eroiche gesta quotidiane! Avanti alle lotte per il posto di lavoro, per il parcheggio, per la fila alla posta, al supermercato, agli istituti previdenziali o sindacali. E poi, via al conteggio dei morti e feriti.

La ‘corazza caratteriale’

D’altronde, mica si può avanzare nella vita a mani basse! Mille ostacoli e frustrazioni ci obbligano a tenere alta la guardia, e questo è in parte pure giusto. Sviluppare un adeguato meccanismo di difesa all’ambiente è un processo innato e insito nella natura umana. Un sano istinto di protezione e salva-guardia di se stessi fa bene e ci vuole. Tocca tutelarsi in qualche modo se vogliamo sopravvivere. O era vivere? Ad ogni modo, per mantenere un equilibrio psichico bisogna armarsi di santa ragione. Esiste poi, una corrispondenza tra i processi psichici e quelli somatici. La corazza che ciascuno indossa è anche e, soprattutto, caratteriale (corazza caratteriale, A.Lowen) perché plasmata sui tratti della personalità.

Un’emotività d’acciaio in un ‘corpo corazzato’

La corazza (dal latino coriaceus, cuoio) è davvero il simbolo di quanto coriacea sia stata la resistenza di ognuno alle sfide della vita. Tutti viviamo e sperimentiamo sulla nostra pelle. All’origine la corazza era un indumento protettivo per difendere il busto del soldato, da danni intenzionali o casuali. Elemento costitutivo dell’armatura, foggiato prima in pelli, poi cuoio e osso, fino al bronzo e acciaio. E un’emotività d’acciaio si nasconde dentro i due pezzi costitutivi della corazza. Un pettorale anteriore che limita l’attacco e il ‘colpo al cuore’, mentre lo schienale protegge dalle ‘pugnalate alle spalle’. Nel tempo la sua modellazione si plasma sempre più sull’anatomia umana sulla quale non solo si appoggia, ma ne veste l’anima. Ed ecco le armature a maglie del primo Medioevo e quelle a piastre nel tardo periodo. Pensate che dopo il 16˚ secolo, la corazza era usata anche nelle giostre come elemento decorativo di ‘corpi speciali’. Oggi c’è il giubbetto antiproiettile, amabilmente indossabile a ogni stagione per arginare gli attacchi del quotidiano.

A(r)ma e disarma

E se, è sulla tua pelle che ti fai le ossa, è giusto dotarsi di un riparo, un guscio, un dermascheletro come quello di una tartaruga, che protegga il corpo e l’anima. Alzare una difesa psicologica impenetrabile, adottare una resistenza inattaccabile e approntare una prontezza inossidabile, sono passaggi di grado necessari alla conquista di medaglie al valore. Nulla che spaventa, intimorisce, o scuote più. Forti e saldi e tutti di un pezzo con il cuore sigillato. Niente che smonti la guardia. La paura non entra, la tristezza è nulla, la sofferenza è sconfitta per sempre. Quanta gloria e onore! La vita è vinta e si è fatta asettica. E così, bardati in queste armature, camuffiamo le nostre esistenze dentro grottesche gabbie che, altro non sono, se non la parodia di noi stessi. Ingigantiti nei difetti e nelle fragilità, competiamo ancora, portando in giro l’anima che cresce a dismisura nella sua profondità, rispetto all’impalcatura esteriore che ci protegge ma che arresta l’evoluzione.

Smonta la guardia, una crepa che fa luce

Ma la vita, da dentro, scalpita, recalcitra e chiede libertà. Spinge per uscire fuori e venire allo scoperto. Una speranza c’è ancora. Si dice che ci sia una crepa in ogni cosa e che la luce entri da lì. Se il carattere, insistentemente, comanda e arma, può esserci qualcosa che disarma? Disarmanti sopravvivono Bellezza, Giustizia e Bontà. Non è una nostalgica e patetica celebrazione di nobili ideali e buoni valori ai quali prestare fede cieca. Sono le uniche forze necessarie di crepa e rottura. Il disarmo non è semplice come si potrebbe credere, ci vuole qualcosa di altrettanto potente.

‘Quanto dolore hai pagato per quella bellissima armatura che indossi?’

Se armarsi fino a questo punto è costato molto caro, di certo smontarsi non sarà da meno. Decostruirsi pezzo dopo pezzo è un’opera (sacrificale) di liberazione e rinascita che sveste e alleggerisce anima e cuore. Dentro e fuori l’amore ti bersaglia. Apri degli spiragli che lasciano entrare luce e calore. Il dolore è necessario per esprimere e comunicare gli stati interiori soffocati, ai quali non è stata data voce. A tutti, prima o poi, tocca un giro di giostra. Se hai permesso alla tua anima di essere lubrificata, se hai cosparso il tuo cuore del giusto balsamo, allora non sei più un uomo o una donna di latta, che s’inceppa di tanto in tanto, prima di salire a cavallo. Ricordati che tutto scorre, tutto è energia. Come pensi di fluire se non ti spogli di questa bellissima armatura che hai pagato tanto cara?

di Laura Pugliese

 
 

 

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