Ami pokè, il successo di due giovani romani nato nel cuore delle Hawaii

Tutti pazzi per la pokè

Non è un segreto che, da qualche anno a questa parte, le cucine esotiche stiano prendendo sempre più piede nel Bel Paese, tanto da far preferire a tanti una cena al ristorante giapponese alla nostra sempre verde pizza. 

E dopo sushi e sashimi, è la volta della cucina hawaiana. Nel cuore della Capitale e nelle principali città italiane, è un continuo fiorire di punti vendita di pokè, piatto unico originario dell’arcipelago al largo della costa ovest degli USA, principalmente a base di riso e pesce crudo. 

Nel 2020, secondo i dati raccolti dalle piattaforme di food delivery, è stato l’ottavo cibo più ordinato e nel 2024 potrebbe raggiungere addirittura un fatturato da 143 milioni di euro.  

Tra le varie catene che si sono diffuse a macchia d’olio, molte in franchising, spicca un orgoglio nostrano: Ami Pokè è la prima catena in salsa totalmente romana, fondata dai giovanissimi Alessandro De Crescenzo e Riccardo Bellini.  

Ami Pokè, il business dal team under 30 nato da un viaggio

In soli tre anni e mezzo la società è cresciuta arrivando a inaugurare circa sette punti vendita in location altamente popolate del capoluogo laziale, tutto in completo autofinanziamento. Recentemente hanno anche lanciato una campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd, dove hanno già raccolto oltre un milione di euro. 

Forse in pochi sanno che Ami Pokè è stato il primo brand a introdurre questa tipologia di prodotto nella città della carbonara e della cacio e pepe, creando una vera e propria tendenza alimentare.  

L’idea di far conoscere il piatto hawaiano anche in Italia è nata proprio tra le onde del Pacifico, dove Alessandro e Riccardo hanno fatto un viaggio. innamorandosi della cucina del posto. Tornati alla base, hanno stilato un business plan e il resto è storia.  

Il team è quasi tutto under 30 (anche se prima o poi si spera che le aziende giovani smettano di essere considerate “un caso” in Italia). Ami Pokè vuole essere giovane anche nella gestione, affrancarsi dai vecchi modelli del settore della ristorazione. 

I due fondatori sono orientati su una tipologia di business che punti all’ascolto delle esigenze dei propri dipendenti, migliorando e crescendo con loro, ai fini di creare o un clima aziendale positivo, che si concentri sulla crescita interna.  

«Siamo orgogliosi che le attuali risorse senior di Ami Poké – che sono con noi da più di 3 anni – abbiano avuto uno sviluppo di carriera grazie alle loro capacità e alla dedizione al brand. E questo approccio si traduce poi nei risultati, nel feedback dei clienti e nella reputazione di employer che abbiamo costruito» hanno raccontato i ragazzi al magazine Forbes.  

Un successo ancora in crescita

Ma qual è il segreto di un tale successo? Come spesso accade, AmiPokè è andato incontro a un bisogno sempre più diffuso: mangiare sano anche avendo poco tempo a disposizione. 

La pokè, con ingredienti semplici e gustosi, rende il delivery un’opzione salutare e rapida. Ma cosa distingue Amì Pokè dai competitor?Innanzitutto la qualità delle materie prime, non industralizzate e semre fresche, poi una vasta scelta nel menu, che comprende tacos, burger, wraps a base di pollo, pesce e anche tartare e macedonie. Io aggiungerei anche un'azzeccata strategia social, sviluppata soprattutto su Instagram. 

La maggior parte dei capitali raccolti verrà indirizzata verso lo sviluppo degli store Roma, magari aprendo ancora più punti vendita nei centri commerciali e in giro per la capitale. 

Prossime tappe? Sicuramente Milano. Ma noi gli auguriamo di andare verso l’infinito e oltre.  

Daje! 

di Irene Caltabiano

 

 

 

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