È stata la mano di Dio, ovvero l'importanza di non disunirsi

Non ti disunire

Per alcuni un monito calcistico, per altri un affascinante modo di dire, diventato ormai di uso popolare per il vasto pubblico che, a Netflix o al cinema, ha guardato la nuova fatica di Paolo Sorrentino, adesso candidata a rappresentare l’Italia alla notte degli Oscar.  

Un film che, anche per motivi personali, mi ha toccato nel profondo. Una poesia tradotta in immagini, sullo sfondo di una Napoli verace e decadente, luminosa e crepuscolare nello stesso momento. 

Il rapporto tra Sorrentino e la sua città è chiaramente uno dei fil rouge della storia, nonché la “napoletanità” di cui Maradona è simbolo.  

Ancora oggi, se si passeggia nel capoluogo campano, la presenza del calciatore occhieggia da ogni angolo, in ogni conversazione, in ogni bancarella su cui fanno bella mostra le statuette con le sue caricature. Una sorta di santo-pagano, un eroe dall’aura divina, che infatti, nel film, diventa quasi una figura cristologica, strappando alla morte lo stesso protagonista.  

Il preambolo è volto a giungere al nucleo centrale dell’articolo; la spiegazione della frase enigmatica che nel film viene pronunciata a Fabietto (alias Filippo Scotti, l’alter ego di Paolo Sorrentino) da Antonio Capuano (Ciro Capano), regista e mentore anche nella vita reale.  

Un consiglio che echeggia nell’animo dei tanti fuori sede spostatisi dalla propria città natale o emigrati in Paesi diversi dal luogo in cui sono cresciuti e, soprattutto, dove hanno vissuto grandi gioie e dolori. 

(Se stai leggendo e non hai ancora visto il film, ti conviene non continuare oltre, dal momento che farò uno spoiler). 

Il significato della frase è chiaramente legato al momento in cui viene pronunciata: il protagonista ha perso i genitori e vive in un limbo tra il desiderio di restare ancorato al loro ricordo anche fisicamente, rimanendo a Napoli, o lasciarsi il passato alle spalle, “disunendosi”, scappando da una parte di se stesso, del proprio essere. 

Ma come diceva Ivan Benassi, protagonista di Radio Freccia, “da te stesso non scappi neanche se sei Eddy Merckx”. 

Il rischio di disunirsi risiederebbe quindi nel “tradimento” delle proprie radici. E se nel calcio, passione sorrentiniana già evidente in tanti altri suoi film, uno fra tutti L’uomo in più, l’espressione “non ti disunire” significa non perdere di vista il proprio ruolo, il proprio compito all’interno della squadra, a livello umano fa riferimento al rimanere ancorato alle origini, ricordarsi sempre da dove si è partiti.  

E credo che Sorrentino non solo non se ne sia dimenticato ma abbia tratto da questo insegnamento uno dei suoi film più ispirati.  

Invitando ognuno di noi a non disunirci, a ricordarci sempre che le sofferenze, persino le più profonde, fanno parte della vita. Anzi, alle volte, diventano linfa vitale e spinta di affermazione per dire al mondo che, nonostante e grazie a tutto quello che ho passato, ce l’ho fatta. 

E ve lo racconto.  

 

di Irene Caltabiano

 

 

 

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