L’Italia sta per “uccidere” l’istituto che cura la talassemia

Abbiamo un “talento” molto particolare. Quello di formare eccellenze (per poi metterle in fuga) … e far chiudere, con inquietante sistematicità, i poli medici che sono il nostro fiore all’occhiello. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’Ime (Istituto Mediterraneo di Ematologia), uno dei centri più all’avanguardia, a livello mondiale, nella cura dell’anemia mediterranea (talassemia), malattia del sangue genetica tra le prime cause di mortalità infantile. 
 
 
 
Il 31 dicembre prossimo scatterà l’ora x per l’Ime, che negli ultimi 10 anni si  è appoggiato, logisticamente, al Policlinico di Tor Vergata (Roma). Infatti, a seguito di un’intimazione di sfratto determinata da un debito di 6 milioni di euro,  potrebbe vedersi “staccare la spina”. 
«Da medico e da cittadino  mi chiedo se davvero ha senso buttare via il lavoro di eccellenza di 11 anni. Che si trovi una soluzione per fare continuare l'attività di trapianto clinica e scientifica. Ogni volta che un bambino guarito torna a casa, pianta una bandierina italiana». Così Pietro Sodani, uno dei “pilastri” dell’Ime.
Intanto, su Change.org è attiva una petizione finalizzata a scongiurare la chiusura dell’Istituto. Come si concluderà questa corsa contro il tempo?

 

 

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