Sapori in fuga, la bottega solidale che vende prodotti realizzati nelle carceri

Rendere visibile l'invisibile

Ci sono esistenze parallele, vite che ci “camminano” accanto, così vicine e nello stesso tempo tanto distanti dalla nostra quotidianità. 

Eppure parliamo di individui che hanno fatto un errore, grave o meno che sia e che, come tutti, meritano una seconda possibilità. 

La difficoltà principale dei carcerati è reintegrarsi in società dopo aver scontato una pena. Dunque, ancora meglio se questa possibilità di reinserimento si sviluppa prima di aver concluso la detenzione. 

Idee in fuga parte proprio da questi presupposti. In primis rendere la vita carceraria meno invisibile agli occhi della comunità. Poi creare delle sinergie commerciali al di fuori del carcere e infine una possibilità lavorativa concreta ai carcerati di ricostruire la propria esistenza.  

«Abbiamo iniziato vendendo prodotti di economia carceraria e abbiamo scoperto come ognuno di questi rispecchi le tradizioni di un territorio o una regione. Da lì un’intuizione: perché non provare a realizzare dei prodotti con un nostro marchio?» racconta Carmine Falanga, presidente della cooperativa sociale Idee in fuga. Ed è proprio da qui che nasce Fuga di sapori, bottega alimentare che vende prodotti realizzati in carcere, creati da materie prime provenienti da penitenziari differenti. 

Sapori in fuga, progettare il futuro

Marmellate, conserve, creme, dolci, birre. Il caffè viene preso dalla torrefazioni del carcere di Pozzuoli, le mandorle dal carcere di Siracusa, il miele da quello di Alessandria. 

Anche i nomi dei prodotti sono simpatici, denotando una certa autironia in chi li realizza: la crema alla noccciola Brigantella, il panettone Mascalzone, il miele Galeotto, gli snack Dolci evasioni, la birra Sbirra o Pentita.

Ogni etichetta racconta una storia di collaborazione tra il mondo esterno e le mura del penitenziario. «Così – racconta Carmine – è nata per esempio una delle nostre birre, la Rubentjna, grazie alla collaborazione tra Fuga di Sapori, il Birrificio Trunasse e Birra Madama, utilizzando il luppolo coltivato dai detenuti della Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino.» 
 

All’interno del penitenziario di Alessandria sono inoltre stati realizzati un luppoleto e un apiario. Ma il passo più importante è aver creato una bottega immediatamente accanto al carcere, che possa fungere da filo diretto tra chi sta fuori e chi sta dentro. 

«È importante far lavorare i detenuti – spiega il presidente – ma la vera sfida è garantire loro un futuro dopo il rilascio». Ecco perché l’idea è creare una realtà dove chi termina di scontare la pena prosegua il lavoro anche dopo la fine della detenzione, costruendo non più qualcosa di autoreferenziale ma aperta al mondo dell’impresa. 

Grazie a questa impostazione, Fuga di idee è stata scelta come una tra le dieci imprese finaliste per il premio di Innovazione sociale 2022 della Fondazione Zancan di Padova.  

Non solo cibo

Tuttavia Idee in fuga non è solo bottega alimentare. Anche il laboratorio di falegnameria Social Wood, all’interno del carcere, si sta trasformando in un piccolo polo produttivo. 

«Storicamente si teneva un corso di formazione qualificante, ma parte dell’anno la falegnameria restava chiusa», chiarisce Andrea. «Abbiamo iniziato realizzando packaging in legno da materiale di recupero. Oggi siamo arrivati a produrre circa cinquemila box

Vengono così riutilizzati i materiali che dovrebbero essere buttati via, allungando così la vita del legno. L’ idea è riuscire a creare una rete anche con altre aziende, così da dare una continuità lavorativa anche a chi deve scontare una pena più lunga.  

Un altro futuro è possibile, con una buona dose di volontà e di fiducia. E se il lavoro nobilita l'uomo, mai frase fu vera come in questo caso.  

 

di Irene Caltabiano 

 

 

 

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