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I racconti di chi ha cambiato vita ✌

Basta bullismo: la storia di Mirko Cazzato e della sua startup sociale

Una delle cavie preferite della malinconia è il periodo compreso tra infanzia e adolescenza

Eppure, mentre lo vivevamo, non ci trovavamo niente di speciale né entusiasmante. Anzi, ci dibattevamo tra le insicurezze tipiche della crescita, le prime cotte (non ricambiate), ed il bisogno di libertà e nuove esperienze mal sopportato dai nostri genitori.

Mabasta-Bullismo-Mirko-CazzatoIl passaggio dalla fanciullezza all’anticamera dell’età adulta è quello in cui siamo più vulnerabili, fragili ed esposti a ciò che ci arriva dall’esterno. Può trattarsi di sensazioni piacevoli come l’approvazione, l’appartenenza ad un gruppo amicale coeso, ma anche – anzi soprattutto –emozioni gelide come l’indifferenza, l’umiliazione, il disprezzo.

Così, anche il più piccolo elemento di diversità/peculiarità diventa pretesto e alibi per un feroce dileggio, in mano ai bulli. Individui a loro volta attraversati da insicurezze, dubbi e fame di integrazione sociale, che però, non vogliono prendere coscienza della loro interiorità, delle loro sensazioni sgradevoli, e si illudono di soffocarle rovesciandole addosso agli altri.

Mabasta-bullismo-Mirko-CazzatoDi bullismo si può morire, come dimostrano le cronache degli ultimi anni. Nella propria cameretta, mentre si è in giro con gli amici, ed anche a scuola. Crudele, paradossale ma vero: non sempre il luogo in cui passiamo la maggior parte del tempo è quello in cui riusciamo ad esprimerci più autenticamente. Anzi, a volte può diventare una prigione, o un palco su cui, nostro malgrado, siamo costretti a mettere in scena un personaggio, nella speranza di soffrire il meno possibile.

La startup sociale Mabasta (Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti) è nata proprio per risolvere questo paradosso. Permettere che a scuola si parli di (cyber) bullismo, che gli adulti imparino a riconoscere, decodificare, le dinamiche abusanti e prevaricatrici prima che deflagrino, tra bambini di 10 anni come tra adolescenti di 15. 

Ed è emblematico che a idearla e fondarla sia stato un teenager a febbraio 2016. Mirko Cazzato, all’epoca alunno della 1 A dell’Istituto Galilei – Costa – Scarambone di Lecce. A colpirlo particolarmente era stata la notizia di un 12enne friulano che aveva tentato il suicidio dopo l’ennesimo episodio di bullismo.

Due anni dopo, a coronamento di un intenso periodo di studio ed elaborazione coordinato dal professore di informatica Daniele Manni, Mirko Cazzato ed un gruppo di suoi compagni mettono a punto un protocollo articolato in sei azioni, attraverso cui le classi ed i docenti possono impedire lo sviluppo di fenomeni di (cyber)bullismo. La chiave di volta di questo approccio innovativo è rappresentato dal fatto che Mabasta coinvolge e responsabilizza tutti i soggetti investiti da tali dinamiche, indipendentemente dal ruolo assunto.

A fine 2020 il protocollo Mabasta è approdato in una scuola media francese grazie ad un insegnante italiano. E un anno dopo, a novembre 2021, Mirko è stato selezionato tra circa 3.500 candidati per il primo Global Student Prize, riconoscimento che assegna 100mila dollari allo stato che, su base mondiale, è stato in grado di modificare significativamente la vita scolastica dei compagni.

Il ragazzo non ha vinto, ma si è classificato tra i primi 10, ed ha incassato comunque un successo altrettanto rilevante, che ha il sapore di un nuovo, avvincente capitolo nella lotta al (cyber)bullismo. Altri 30 ragazzi di età compresa tra 14 e 17 anni hanno infatti superato il test di ammissione che li porterà a formarsi per diffondere in tante altre scuole italiane il protocollo Mabasta.

Mirko Cazzato è cresciuto, anche la sua startup sociale, e così anche le sue forze, rappresentate da gambe capaci e scattanti che faranno viaggiare e conoscere le buone prassi vaccinali contro la prevaricazione tra pari.

 

Francesca Garrisi     

Quando le cose non mi divertono, mi ammalo  (H.B.)

 

 

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Coltivo lavanda, produco olii essenziali e seguo i ritmi della natura

Alla ricerca del proprio paradiso

 EmanuelagrazianCambiare vita, alle volte, significa fidarsi delle proprie sensazioni, avvertire che ci si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e mettersi alla ricerca di un luogo dal quale ricominciare. 

Alle volte non è nemmeno inadeguato il settore dove si è scelto di crescere professionalmente, ma quanto l’anello della catena nel quale ci si è collocati.

Emanuela Grazian si è sempre mossa nell’ambito delle coltivazioni e dell’alimentazione. 

Laureata in scienze e tecnologie alimentari, si occupa per un lungo periodo della trasformazione degli alimenti, gestendo, in una breve parentesi, anche un ristorante. Poi, con il tempo, si è resa conto che l’agricoltura poteva diventare a tutti gli effetti il vero luogo in cui sperimentarsi e mettere insieme tutte le competenze acquisite. 

In poche parole, decide che è arrivato il momento di aprire una propria attività. Comincia così a girovagare per l’Italia alla ricerca del posto perfetto, trovandolo a Rizzone, un Borgo della Val di Taro, in Emilia Romagna. 

Qui crea Essenti, azienda agricola che produce oli essenziali e essenze aromatiche. 

Essenti, la natura e i suoi insegnamenti

emanuelagrazian2La scelta di dedicarsi a questo settore deriva dai corsi di massaggio olistico che ha frequentato e anche dalla filosofia che sta dietro alla distillazione degli olii, come se, in un certo modo, venisse distillata "l’essenza del proprio io". 

Tra queste erbe, Emanuela sceglie la lavanda, una pianta “resiliente”, di quelle che vivono con poco e si rialzano ancora più forti dopo le sfide affrontate. Una pianta che le somiglia. 

Ovviamente, nessun cambiamento è privo di fatica. Emanuela studia tanto anche per conto suo, aiutata dalla gente del posto, che conosce meglio il terreno e le sue necessità. La natura fa il resto: da lei impara ad aspettare, prospettare e programmare. 

«Dagli studi fatti ho ereditato una buona base di chimica, microbiologia e anche botanica. La scuola di agricoltura biologica mi ha permesso di vedere e conoscere nel concreto alcune pratiche fondamentali in agricoltura: la preparazione del terreno, il sovescio, la cosiddetta concimazione verde, comprendere le avversità cui può andare incontro la pianta e come contrastarle in modo biologico». 

La lavanda e i suoi compagni

emanuelagrazian3La lavanda ha tendenzialmente bisogno di poca acqua e poche cure e riesce a trovare una via di crescita anche di fronte a qualche errore di inesperienza. Questa la rende la coltivazione ideale per un principiante.

Inoltre, l’olio di lavanda ha tantissime proprietà intrinseche, è un riequilibrante psicosomatico, lenisce la pelle ed è efficace su pruriti, punture di insetto o scottature. 

Sul piano emotivo dona armonia, equilibrio, rilassa e calma acquietando il nervosismo, l’ansia, le fobie, le paure, le tensioni e i disturbi del sonno. 

Alla coltivazione della lavanda si è in seguito aggiunta anche quella della salvia e della balsamita. Quest’ultima è una pianta unica, che sta riservando a Emanuela non poche sorprese, mescolata ad altre come l’elicirso, la melissa, il ginepro e l’alloro.

Emanuela è stata sostenuta nella scelta anche dalla sua famiglia, dal marito Walter, che la aiuta nelle distillazioni, e anche dai figli e dai genitori, che l’hanno continuamente incoraggiata. 

Qualche consiglio per chi vuole intraprendere questa attività? «Valutate bene, non è sempre sole e caldo, arrivano l’inverno e il freddo, nei campi e nel cuore. La fatica a volte sovrasta e fa vedere tutto più scuro di quanto sia. Organizzatevi bene, mantenete una fonte di reddito sicura e quando tutto è pronto fate il salto. Tuttavia osate, informatevi, alleatevi con altri sognatori o meglio “desideratori” come voi. Un altro mondo è possibile, una vita più autentica e rispettosa del proprio sé è possibile. Nonostante tutte le difficoltà incontrate, gli errori commessi (non venendo dal mondo agricolo) sono contenta della scelta che ho fatto».

di Irene Caltabiano

 

 

 


 

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Cambio vita e apro un'azienda agricola in un castagneto

Aprire un'azienda agricola

Uno quindici anni da impiegato di banca, l’altra il classico lavoro di ufficio dalle 9 alle 18. La storia di Claudio Salciccia e Lara Lapi dimostra ancora una volta che non c’è un’età per cambiare vita e liberarsi da una quotidianità che senti non appartenerti più.

Da settembre 2020 infatti i due amici hanno tirato su da zero Il Bosco magico, un’azienda agricola nel cuore del Casentino, prendendo in gestione un antico castagneto a Pratomagno e passando dalla frenetica vita di città a una dimensione più bucolica.

Claudio si innamora di quel bosco molto prima, durante una passeggiata. Dopo anni, propone a Lara di tuffarsi insieme in una nuova avventura, ponendo la base per lo sviluppo dell'attività nella presenza di piccole casette di pietra, un tempo ricovero per i pastori e per il bestiame, e poi rifugio di guerra.  

«Gli alberi hanno tutti tra i trecento e i quattrocento anni. Sono dei castagni maestosi ed è stata una fortuna che fossero ancora vivi e in buona salute, nonostante l’incuria» racconta Claudio. 

Il castagno, ricchezza del territorio

pratomagnoNato in un paese al di sotto di Pratomagno, Claudio è cresciuto in questi luoghi e ha appreso sin da bambino le antiche tradizioni del territorio.

«I miei nonni mi avevano insegnato a conoscere i boschi. Dedicarmi all’agricoltura di montagna è stato come rinfrescare la memoria» ha spiegato Claudio in un'intervista a L'Italia che cambia. 

«Appena preso in gestione, il castagneto era una selva inaccessibile. Ci sono voluti mesi per ripulirlo dalle piante infestanti e ridare respiro a questi alberi». 

Gli alberi di castagno, peraltro, sono sempre stati alla base dell’alimentazione della gente di questi luoghi. Gli anziani portavano sempre con sè una manciata di castagne, la farina veniva utilizzata nella panificazione, per i dolci e persino per preparare la pasta. «Per noi recuperare questo bosco significa anche riscoprire tradizioni gastronomiche» prosegue Claudio. 

Al Bosco magico sono infatti state riprese antiche coltivazioni, come quelle delle diverse varietà di patata. Durante la raccolta sono stati coinvolti anche famiglie e bambini, così come per la raccolta delle castagne. 

Ripopolare gli antichi borghi

D'estate invece è stato organizzato un campo per i ragazzi, con passeggiate e attività all’aria aperta, alla scoperta di borghi e frazioni del Pratomagno. 

I borghi poco frequentati sono una costante in questi luoghi e ripopolare il territorio grazie alla presenza del Bosco magico è un toccasana per gli abitanti. 

«Ogni volta che passiamo con i ragazzi, è un momento di festa. Si rivive come una volta il senso della comunità, dell’accoglienza. Gli anziani sorridono: è una boccata di vita», prosegue Claudio. 

L’obiettivo del Bosco Magico, facente parte ad oggi dei soci fondatori della cooperativa di Pratomagno, è un progetto il cui obiettivo principale è far ripartire il turismo montano. La cooperativa, finanziata con un bando regionale, mette insieme istituzioni e produttori locali, per fare rete e dare forza anche ai piccoli produttori rinsaldando legami anche all’interno della comunità. 

«Questa montagna è un tesoro. Io la amo sin da quando ero un bambino e così spero sia per i miei figli e per tutti i bambini che vengono nel nostro bosco». 

 

di Irene Caltabiano

 

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