racconti di vita

I racconti di chi ha cambiato vita ✌

Da Messina a New York come ambasciatrice della cucina siciliana. La storia di Roberta

Da Milano a Miami

Parmigiana, polpette, pasta al forno della nonna. A portare in giro per il Nord America i piatti della cucina siciliana ci ha pensato Roberta De Vincenzo, con il progetto "Nonna Francesca", sbarcato da poco alla conquista degli Hamptons, Long Island.   

Roberta, dalla sua cara città sullo Stretto, si trasferisce prima a Milano, ma presto capisce che, nonostante abbia trovato una sua dimensione, non è quello il posto in cui vuole restare. Così, fa le valigie, insieme a suo marito Francesco, e parte alla volta di Miami. 

Un'idea nata durante il lockdown

L’azienda porta il nome della mamma e l’idea decisiva arriva proprio durante la prima ondata di Covid-19. Fortunatamente in Florida c’erano sì limitazioni ma, dopo un primo periodo, non erano estremamente restrittive, soprattutto se ci si riuniva all’esterno, con un massimo di sei persone alla volta. 

Così, Roberta punta sul concetto di home cooking familiare, ovvero cucina e catering nei giardini della soleggiata Miami, riscuotendo successo anche tra tanti nomi famosi. Così "Nonna Francesca" diventa un servizio con un’offerta più ampia, destinato a un target di alto profilo, che va dalle cene private agli aperitivi in yatch al catering per i matrimoni, passando da Miami e arrivando a New York.  

La fase più difficile è certamente quella iniziale, perché è sempre complicato inquadrare qual è il reale mercato e si ha sempre paura di sbagliare qualcosa. Poi, piano piano, si capisce come impostare il sistema. «New York è una città con un’energia incredibile, che ti spinge a superare i tuoi limiti» afferma Roberta. 

Rimanere ancorati alle proprie radici

Peraltro, in America tantissime persone hanno origini italiane e ricercano sapori che li riportino alle radici. Radici che Roberta, dal canto suo, non ha mai abbandonato, anche professionalmente. «Abbiamo creato un’identità aziendale partendo da zero e lo abbiamo fatto con il supporto di professionisti messinesi. Dal logo al posizionamento ai social, è tutto made in Messina. Lo studio SUM communication&marketing ci ha seguito sin dall’inizio, ed è così ancora oggi» ha rivelato Roberta a Tempo Stretto, giornale locale messinese. 

Tuttavia, nonostante le origini nel cuore, Francesca non tornerebbe indietro, anche se è sempre difficile stare lontani da casa. «Mi manca tutto. Gli odori, le strade, i miei luoghi, la palestra di kick boxing in cui mi sono sempre allenata, la mia famiglia, i miei amici e il mio mare. Potrei vivere in qualsiasi punto del mondo ma quella resta casa mia. Le mie radici sono lì».

 

 


 

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Mollo tutto e vado a vivere in camper. La storia di Daniela

Una vita in vacanza?

Nella filosofia del mollo tutto, non c’è solo chi cambia vita per trasferirsi in un appartamento o una casa dall’altra parte del mondo. 

C’è chi, nel suo percorso di trasformazione, non include il vivere dentro una casa, o almeno, non in una casa tradizionale

È il caso di Daniela De Girolamo e, come lei, delle tante persone che decidono di vivere in camper. Dalla sua quotidianità su quattro ruote, Daniela ha tratto ispirazione per creare un blog per altre persone che eventualmente avessero voluto seguire le sue orme, dall'inequivocabile nome di “Mollo tutto e vado a vivere in camper”.  

È successo cinque anni fa che questa frizzante ragazza calabrese ha avuto il primo colpo di fulmine. Possedeva già un camper, ma, non appena se ne allontanava, si rendeva conto che le mancava sempre di più girovagare e sempre meno abitare tra le quattro mura della sua casa di Reggio Calabria. 

Non voltarsi indietro

Daniela, che non è mai stata un tipo da crogiolarsi con le mani in mano e, individuata tale forte esigenza, lascia il lavoro e sale a bordo del suo camper con Spritz, il fedele cagnolino, con l’intenzione di non tornare indietro. 

Ormai dunque, da due anni a questa parte, vive viaggiando, che per lei significa libertà e assenza di vincoli, ma non di legami. Rimane comnunque fortemente ancorata alla sua terra di origine. Non si proietta mai troppo in là con lo sguardo, né permette a scenari negativi di condizionare le sue scelte.  

Fra l’altro, Daniela, a dispetto della storia di tanti, non lascia un lavoro che non le piace. Faceva l’insegnante di danza, attività che amava. Ma i vincoli geografici hanno comunque cominciato a pesarle, nonostante una professione soddisfacente alle spalle.

Come iniziare?

Una delle osservazioni che vengono fatte più spesso è come guadagnare se si sceglie di vivere in movimento. Chiaramente il costo più alto riguarda la benzina. 

Daniela ovvia a questa necessità svolgendo inzialmente dei lavori stagionali per mantenersi. Poi il suo progetto comincia a crescere, introducendo anche consulenze di “van life coaching”, per chi volesse compiere la stessa scelta ma non sa da dove iniziare. 

 «La vita in viaggio affascina tutti, ma è pur vero che ci vuole sempre una certa dose di organizzazione» dice Daniela. C’è anche qualcuno che sceglie di operare in maniera più soft, magari tentando di svolgere questo tipo di vita per un anno, per poi passare a su quattro ruote a tempo pieno. Ci sono infatti dei servizi che si stanno sviluppando, di camper ad affitto mensile, dal costo un po’ altino (749 euro al mese).

Ma nonostante ciò, se il vivere in camper è una reale intenzione, non c’è scusa che tenga.«Io avevo diecimila motivi per non mollare tutto; ma ne avevo anche diecimila per farlo e ho scelto di pensare a questi».  

 

di Irene Caltabiano

 


 

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Il cammino dei ribelli per ritrovare sé stessi. La storia di Irene

Riscoprire i luoghi del cuore

Quanto è vero che, a volte, non serve andare troppo lontano per trovare percorsi alternativi, per ritrovare sé stessi a pochi passi dai luoghi che crediamo di conoscere. 

Questa è la storia di Irene Tamagnone, giovane pittrice genovese, che, durante un periodo difficile, si “rifugia” a Cartasegna, paese della nonna paterna, dove scappa dall’afa e dalla vita di città, che, per vari motivi, comincia a starle stretta. Successivamente si mette in cammino per rientrare in contatto con sé stessa, per riconnettersi con il suo qui e ora. 

Stare a Cartasegna per Irene ha sempre significato godersi la casa, il bosco, il silenzio. Ma proprio lì, in quel piccolo e tranquillo paese, Irene nota i cartelli che indicano il Cammino dei ribelli, un magnifico percorso che si snoda tra Emilia, Piemonte, Liguria e Lombardia.

Un cammino storico

Ma come mai questo nome così evocativo? Qui i ribelli partigiani si opposero al regime nazifascista, così come erano ribelli i banditi e le comunità che contrastarono le imposizioni feudali e monarchiche e le tribù di Liguri che si opposero all'invasione dei Romani. Se ci si confronta con il presente, i ribelli sono i giovani che riscoprono, coltivano e reiventano la valle, i camminatori di ieri e di oggi che ridanno vita a questi sentieri. 

Un'idea comincia a inseguire Irene senza sosta: intraprendere prima o poi quel cammino alla riscoperta della Val Borbera. Decide che agosto è forse il periodo giusto per intraprendere il percorso e due giorni dopo parte per un’avventura che la porterà a conoscere luoghi che erano sempre stati vicini a lei ma che non aveva mai scoperto davvero.

Rinascere al femminile

cammino dei ribelliUna decisione che comunque non è stata priva di difficoltà .«In quei giorni sono successe molte cose diverse, credo. Innanzitutto mi sono messa alla prova e ho affrontando le diverse tappe con dei problemi dolorosi ai piedi sin dai primi giorni: è stato bello ma ha richiesto anche un sacco di forza di volontà. Ovviamente mi sono anche persa» ha dichiarato Irene durante un’intervista a L’Italia che cambia.

Ha anche informato che, al di là delle aspettative, è stato un percorso molto più solitario di quello che pensava, con confronti avvenuti più al termine delle tappe che durante il percorso e con gli animali come compagni di viaggio più che le persone.

Ma ci sono state alcune tappe importanti del viaggio, come la visita al Museo della Resistenza, dove conosce la proprietaria che è una sorta di enciclopedia umana su quel determinato periodo. 

«In quei giorni ho realizzato che la forza della valle ora è tutta al femminile e questa è stata una bella scoperta. Dopo questa esperienza ho una conoscenza decisamente più profonda di un luogo del cuore, anche solo per questo lo rifarei».

Insomma, se piace camminare e ci si vuole inoltrare nei percorsi del nostro Bel paese, le possibilità sono tante. Purtroppo alcune parti sono ancora poco tracciate e il percorso nel tempo andrebbe migliorato. 

«In alcune strutture in cui ho dormito ho trovato un quadernino che raccoglie pensieri e annotazioni dei pellegrini: ecco, mi sarebbe piaciuto trovarlo sempre, perché è un medium di condivisione importante, che crea anche una sorta di staffetta emotiva, ma anche pratica».

 

di Irene Caltabiano


 

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